Il Nifontano
Il Nifontano
Il borgo nascosto che custodisce secoli di storia
Non appena si varca il vecchio cancello, il tempo sembra fermarsi. Ci si ritrova in un luogo intriso di fascino e mistero, dove ogni passo risuona di storie lontane. Questo è il Nifontano: un rifugio segreto a pochi passi da Varese, dove il passato sussurra a chi sa ascoltare.
Il nome Nifontano deriva da ad Novem Fontanas – “alle nove sorgenti” – che un tempo alimentavano il mulino, anima pulsante di questo borgo. Nato come gruppo di cascine, nel XII secolo si trasformò in un luogo di accoglienza per poveri e pellegrini. Qui, guidati dal frate ospitaliero Alberto da Brignano, alcuni laici fondarono il primo ospedale medievale della città.
Il documento ufficiale di fondazione dell’Ospedale del Nifontano porta la data del 15 maggio 1173. L’acqua, fonte di cura e igiene, rese perfetto questo angolo di terra per un ricovero. Non a caso, i frati adottarono il motto germanico Im Wasser ist Heil — “Nell’acqua è la salvezza”.
L’ospedale sorgeva lungo la Via Francigena, rotta fondamentale per pellegrini e viandanti. In quel tempo, gli ospedali erano luoghi di ospitalità prima ancora che di cura. Conversi e suore si occupavano dei malati, coltivando anche i campi nei momenti liberi.
🛡 Influenze templari?
Alcuni studiosi — tra cui Fernando Cova — ipotizzano che l’ospedale sia sorto su una precedente struttura dei Templari. La cappella annessa era dedicata a San Tommaso Becket, canonizzato appena due mesi prima dell’atto di fondazione: un dettaglio sorprendente per un piccolo borgo lombardo. Il culto di Becket si diffuse solo a partire dal 1180, rafforzando il sospetto di una precoce conoscenza della canonizzazione da parte dei Templari.
Con il passare dei secoli, il Nifontano perse gradualmente la sua funzione originaria. Il 19 novembre 1567, l’arcivescovo Carlo Borromeo ne ordinò la fusione con l’Ospedale di San Giovanni, che divenne l’Ospedale dei Poveri.
Oggi restano solo pochi segni del Nifontano tra le vecchie cascine. Le nove sorgenti sono state interrate, lasciando il posto al traffico di Viale Europa e ai palazzi moderni.
Fino a pochi anni fa, un affresco ricordava il Nifontano in viale Europa. Ora è scomparso. Cancellato dal tempo, dall’indifferenza.
Eppure, la memoria vive. Tra le storie tramandate e il fascino silenzioso di un borgo dimenticato, il Nifontano continua ad aspettare chi ha voglia di riscoprirlo. Perché la storia non muore: si nasconde, e aspetta di essere ascoltata.